"Buona parte di Army of Two si basa su situazioni e dialoghi paradossali, spesso degni della peggiore Hollywood testosteronica, in genere basati sullo slapstick o sul trash-talk. Qualcuno l'ha chiamato "bro-ish talk", dialoghi tra "fratelli". Una definizione fedele al mood del gioco, e che coinvolge anche gli elementi di contorno. È singolare, in questo senso, la possibilità di modificare le proprie armi arricchendole di fregi preziosi, fino a farle diventare gioielli di morte degni del peggior dittatore africano. O del miglior pappone newyorchese, non fa differenza. Non c'è nulla da condannare in Hollywood e nella subcultura "bro-ish". Ma la contrapposizione di registri di Army of Two produce un irriducibile contrasto tra gli eventi e il racconto degli stessi. La guerra, pur riprodotta in maniera iperbolica, rimane qui verosimile, eppure vissuta su schermo come una partita di street basket in stile "Chi non salta bianco è", o come un dialogo tra personaggi alla "Jerry Maguire". (Ivan Fulco, La Stampa) [link all'articolo completo]
Si parla di "pornografia della guerra" sulla Stampa in un brillante intervento su Army of Two (Xbox 360, PlayStation 3) a cura di Ivan Fulco. Il tema viene sviluppato sul piano estetico nel saggio "From Gunplay to Gunporn", incluso in Schermi Interattivi e sul piano ideologico nell'introduzione di Gli strumenti del videogiocare. Si tratta di un'istanza assolutamente pressante e urgente, largamente ignorata dalla "stampa specializzata".


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